Alimentazione e malattie cardiovascolari

Indicazioni nutrizionali e ruolo dei nutraceutici nella prevenzione della sindrome metabolica

Introduzione

L’eccesso di peso corporeo è tra i principali fattori predisponenti allo sviluppo della sindrome metabolica, una condizione caratterizzata dalla presenza di obesità addominale, insulino-resistenza, dislipidemia e ipertensione arteriosa.

Il primo intervento da attuare per prevenire le complicanze cardiovascolari e metaboliche associate a queste patologie è la modifica dello stile di vita dei soggetti a rischio, adeguando l’apporto di calorie e nutrienti della dieta alle effettive esigenze metaboliche, e incrementando il dispendio energetico attraverso la pratica di regolare esercizio fisico.

Un ulteriore contributo può essere fornito dai nutraceutici, sostanze con effetti benefici nella gestione della sindrome metabolica e delle malattie cardiovascolari in generale.

 

Indicazioni nutrizionali per la riduzione del rischio cardiovascolare

Le linee guida italiane per la cura dell’obesità S.I.O. e A.D.I. raccomandano una riduzione del peso corporeo del 5-15%, variabile in base al BMI (Body Mass Index) di partenza, in un periodo di 6-12 mesi. Tale obiettivo può essere ottenuto mediante l’impostazione di una dieta con un deficit calorico di 500-1000 kcal/die, con una perdita di peso auspicabile di 500-1000 g/settimana, fino al raggiungimento del peso corporeo ideale.

Per quanto riguarda i macronutrienti, le raccomandazioni per i soggetti a rischio sono in linea con quelle indicate per la popolazione generale, con un’attenzione maggiore verso alcuni aspetti.

Carboidrati e indice glicemico

È fondamentale includere nell’alimentazione prevalentemente carboidrati a lento assorbimento e limitare il consumo di zuccheri semplici a una quantità inferiore al 10% dell’apporto calorico totale. Il contenuto di zuccheri è legato all’indice glicemico, ovvero la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all’assunzione di 50 g dell’alimento. È stato dimostrato che una dieta che preveda alimenti a basso indice glicemico, con un apporto di carboidrati pari al 45-60% delle calorie totali e di fibra >30 g/die per un apporto energetico di 2000 kcal/die, ha effetti positivi sul metabolismo di glucosio e insulina, con conseguente riduzione del rischio di diabete di tipo 2.

Lipidi

Si raccomanda un introito di lipidi totali < 30 % dell’energia totale, in particolare l’apporto di acidi grassi saturi deve mantenersi <10% e il consumo di acidi grassi trans deve essere ridotto drasticamente (<2,5 gr/die), perché correlato allo sviluppo di malattie coronariche e aterosclerosi. Per quanto riguarda il colesterolo, l’associazione tra la sua assunzione con la dieta e il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari è controversa, anche se uno studio del 2019 pubblicato su JAMA, evidenzia il suo ruolo nell’aumento dei valori di colesterolo totale, HDL e LDL nel sangue. In attesa di ulteriori studi, è consigliato di non superare la dose giornaliera di 300 mg. È raccomandata invece l’assunzione di acidi grassi polinsaturi ω3 e ω6 (10% delle calorie totali), poiché in grado di ridurre il rischio di danni cardiovascolari. Il ruolo protettivo è dovuto principalmente all’acido eicosapentaenoico (EPA, C20: 5, n-3) e l’acido docosaesaenoico (DHA, C22: 6, n-3) contenuti nei prodotti della pesca, in quanto sono in grado di regolare alcuni fattori di trascrizione coinvolti nell’inibizione della lipogenesi e nell’induzione della lipolisi nel fegato e nel tessuto adiposo.

Proteine

L’apporto di proteine raccomandato è di 0,8-1 g/kg di peso desiderabile, ovvero il peso corrispondente ad un BMI di 22,5 kg/m2. Un contenuto in proteine leggermente più elevato nelle diete ipocaloriche con ridotto apporto di carboidrati e grassi determina benefici modesti in termini di riduzione di peso, massa grassa e trigliceridemia.

Sale

La riduzione dell’apporto di sale è indispensabile per prevenire e trattare l’ipertensione arteriosa, una delle problematiche più comuni nei pazienti con sindrome metabolica. Si stima che, nella maggior parte dei paesi del mondo, l’assunzione giornaliera di sale sia superiore a 10 g al giorno, contro i 5 g raccomandati dall’OMS (pari a <2 g di sodio/die). Alcuni studi dimostrano che anche l’assunzione di potassio attraverso alimenti di origine vegetale possa apportare dei benefici nella diminuzione della pressione sanguigna.

 

Nutraceutici e sindrome metabolica

Negli ultimi anni alcuni alimenti sono stati oggetti di studio per il loro contenuto in nutraceutici, composti bioattivi con effetti benefici per la salute. Molti di essi hanno un ruolo protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari e della sindrome metabolica.

È stato osservato che la curcumina, un derivato della curcuma, è in grado di ridurre l’espressione di citochine pro-infiammatorie responsabili dell’infiammazione di basso grado che caratterizza la sindrome metabolica. Inoltre, inibisce la segnalazione della leptina e di stimolare l’espressione dell’adiponectina, con conseguente riduzione dell’obesità e incremento della sensibilità all’insulina. Un altro importante fitochimico è il sulforafano, abbondante nelle Brassicacee, che grazie alle sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, ha effetti protettivi verso ipertensione, iperlipidemia, e diabete.

Il resveratrolo contenuto nella buccia dell’uva e nel vino rosso, è oggetto di numerosi studi per il suo ruolo nell’attivazione della via della sirtuina, che regola diverse funzioni cellulari legate al metabolismo, all’ossidazione e all’invecchiamento. L’assunzione di resveratrolo sembra migliorare la sensibilità all’insulina, la tolleranza al glucosio e l’indice di massa corporea nei pazienti con sindrome metabolica.

I composti organosolfurici dell’aglio hanno effetti antitrombotici, antinfiammatori e antiossidanti, grazie alla presenza dei gruppi tiolici nella struttura, in grado di contrastare l’infiammazione mediata da ROS. I fitochimici presenti nell’aglio, inoltre, migliorano il profilo lipidico nel sangue, abbassando i livelli di trigliceridi e di colesterolo totale.

I flavonoidi, in particolare la quercetina contenuta nella cipolla, nelle mele, nell’uva e in altri alimenti di origine vegetale, sono in grado di stimolare la lipolisi, inibire l’adipogenesi, e di ridurre i livelli di glucosio e colesterolo nel sangue.

Un miglioramento dei parametri legati alla sindrome metabolica è stato osservato anche con l’assunzione di altre sostanze, quali la berberina e i polifenoli della cannella.

Ulteriori studi consentiranno di approfondire le conoscenze relative a questi composti, al fine di utilizzarli in modo funzionale nella prevenzione e nel trattamento della sindrome metabolica e di altre malattie cardiovascolari.

 

Conclusioni

La diffusione dell’obesità e della sindrome metabolica, anche tra le fasce più giovani della popolazione, è uno dei principali problemi di salute pubblica, soprattutto a causa della forte correlazione con patologie più gravi come il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari. L’educazione alimentare, la promozione di modelli alimentari sani e di stili di vita che incoraggino la pratica di attività fisica, sono interventi necessari per ridurre la prevalenza di tali patologie. Inoltre, lo studio degli effetti nutraceutici di sostanze contenute negli alimenti definiti “funzionali”, potrebbe rappresentare un valido aiuto nella prevenzione e nel trattamento delle malattie cardiovascolari.

Autore Maria Cristina Patti, membro SIPREC YOUNG

Bibliografia

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