Home Homepage news Perché servono anche i medici a parlare di sostenibilità ambientale?

Perché servono anche i medici a parlare di sostenibilità ambientale?

Tra prevenzione delle malattie cardiovascolari e l’ambiente c’è una relazione bidirezionale. In altre parole, una vita sana, virtuosa che rifulga dai fattori di rischio, da un lato, fa del bene alla salute e dall’altro, protegge l’ambiente.

Facciamo alcuni esempi: muoversi a piedi? Fare attività fisica? Fa bene alla salute e impone di non immettere nell’ambiente ulteriore inquinamento dovuto all’utilizzo di macchine, motorini o mezzi pubblici. Avere un’alimentazione sana, basata su prodotti quanto più possibile naturali, implica meno involucri e meno lavorazioni industriali e di conseguenza un minor inquinamento, oltre che naturalmente un beneficio per la salute. Ancora, astenersi dal fumo di sigaretta (non serve che diciamo quanto faccia bene) immette molte meno molecole di ossido di carbonio nell’atmosfera per non parlare dei residui che vengono dispersi nell’ambiente.

Quindi perché servono anche i medici a parlare di sostenibilità ambientale?

  1. Prima di tutto perché fino ad oggi sono stati i grandi assenti; di ambiente di stile di vita corretti hanno parlato altri, i politici, gli ambientalisti, gli economisti e i sociologi; i medici sono stati fin troppo distanti da un argomento che merita invece il loro intervento.
  2. In secondo luogo perchè l’elenco dei fattori di rischio odierni potrebbe essere diminuito grazie a una sinergia tra sostenibilità ambientale e prevenzione cardiovascolare. Il problema è che obesità, ipertensione, sindrome metabolica, glicemia, diabete e dislipidemie, sono spettacolarmente in crescita nei paesi occidentali ma non solo.
  3. Un numero crescente di evidenze epidemiologiche e cliniche ha dimostrato il ruolo dell’inquinamento atmosferico come fattore di rischio cardiovascolare di primaria importanza. Di particolare interesse è il ruolo svolto dai diversi inquinanti ambientali che includono monossido di carbonio, ossido di azoto, anidride solforosa, ozono, piombo e il particolato. Questi inquinanti sono associati a maggiore ospedalizzazione e mortalità a causa di malattie cardiovascolari, soprattutto nelle persone con insufficienza cardiaca congestizia, aritmie frequenti o entrambi. L’associazione causale fra fumo attivo e passivo con la malattia cardiovascolare sostiene ancora di più la plausibilità di un effetto avverso dei vari inquinanti sul sistema cardiovascolare.

Tutti siamo consapevoli che la cattiva qualità dell’aria può danneggiare bronchi e polmoni e, persino, favorire la comparsa di tumori, ma l’impatto sul cuore non è ancora sufficientemente preso in considerazione.

Le società scientifiche devono preoccuparsi non solo dei classici fattori di rischio cardiovascolare, come diabete, obesità, ipertensione, ma anche di quelli ambientali.

Per questi motivi, in occasione della Prima Giornata Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare, SIPREC ha piantato 15 alberi attraverso una partnership con Treedom e per sensibilizzare la classe medica e cittadina sugli effetti del clima non solo sulle malattie cardiovascolari ma anche sull’ambiente.

Gli alberi che abbiamo scelto di piantare assorbono dall’atmosfera una quantità di CO2 che basterebbe a riempire
ben 12,846 palloni da basket!

  • 3 alberi di Caffè in Ecuador
    Il Caffè, dai cui semi si ricava l’omonima bevanda, appartenente alla famiglia delle Rubiaceae. Sebbene ne esistano oltre 100 specie, come ci confermano gli scaffali dei supermercati, le più diffuse sono l’arabica e la robusta. Il caffé rappresenta un’importante fonte di reddito per le comunità locali.
  • 2 alberi di Mururuku in Kenya
    Gli alberi di Mururuku sono in grado di crescere anche in condizioni di particolare siccità
  • 2 alberi Tree Tomato in Kenya
    È un albero sempreverde che può crescere fino a superare i 5 metri. Produce dei frutti che ricordano per forma i pomodori, ma a differenza del pomodoro classico questa pianta è un arbusto perenne (da qui il nome comune di questa specie che significa “Albero di Pomodoro”). Il sapore dei frutti consumati freschi, solo quando sono completamente maturi, ha una componente acida molto spiccata seguita da note dolci che creano un contrasto molto interessante.
  • 2 alberi Guava in Kenya
    Produce bellissimi fiori bianchi, grandi e profumati e succosissimi frutti che vengono consumati sia freschi che sotto forma di succhi, nettari e confetture.
  • 4 alberi Cacao in Camerun
    Il Cacao è un sempreverde che produce piccoli fiori a cinque petali, bianchi, verdi o rosei, che spuntano direttamente sul tronco o sui rami principali; i fiori più fortunati si trasformano nei celebri frutti. Viene piantato per la produzione di cacao di ottima qualità e per offrire ai contadini locali una fonte di reddito aggiuntiva.
  • 2 alberi Markhamia in Kenya
    Presenta fiori gialli e frutti lunghi a forma di campana. Viene piantato perchè la sua rapida crescita permette di ombreggiare, in pochi anni, specie consociate che hanno bisogno di poco sole.