Il ruolo del cardiologo e la riorganizzazione della cardiologia in era COVID-19

La pandemia di SARS-COVID-19 sta portando alla luce problemi significativi che richiedono una riflessione sulla gestione dei pazienti ad alto rischio cardiovascolare o con comprovata cardiopatia. L’evidenza che l’ospedale può essere un luogo in cui si contrae l’infezione ha ridotto drasticamente gli accessi in Pronto Soccorso concretizzando, però, il rischio e il pericolo di sottovalutare i problemi non collegati al virus come il ritardo nella diagnosi e nel trattamento dell’infarto miocardico acuto e di altre urgenze/emergenze cardiovascolari1.

 

Gestione del paziente cardiologico in epoca COVID-19

Il cambiamento delle abitudini comportamentali in prevenzione cardiovascolare è un processo complesso che si avvale del canale della comunicazione del rischio per trasmettere quei contenuti che possano essere tradotti in azioni efficaci dal singolo2. Proprio per questo motivo, i pazienti che per primi necessitano di un monitoraggio più stretto sono coloro che presentano uno o più fattori di rischio cardiovascolare non controllati ad esempio i pazienti affetti da ipertensione arteriosa con elevati valori pressori domiciliari, i pazienti dislipidemici con colesterolemia non controllata e/o i pazienti diabetici con valori di emoglobina giocata superiori alla norma. Questo implica che vi sono, oltre alle visite cardiologiche specialistiche, alcuni esami da non procrastinare per una corretta prevenzione cardiovascolare tra cui l’emoglobina glicata nei pazienti diabetici, gli indici di danno d’organo nei pazienti ipertesi (microalbuminuria), il profilo lipidico per chi soffre di dislipidemia3. Il paziente con nota cardiopatia e scompenso cardiaco già in trattamento farmacologico necessita di un filo diretto con il cardiologo curante, anche attraverso consulenza telematica, per indicazioni terapeutiche specifiche. Tra gli esami strumentali è importante eseguire elettrocardiogramma ed ecocardiogramma per la definizione di danno d’organo negli ipertesi e nei pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico ed ecocolor Doppler dei tronchi sovra-aortici nei pazienti diabetici e dislipidemici.

L’utilizzo della telemedicina nella prevenzione cardiovascolare

L’infezione COVID-19 ha dato un forte impulso all’attenzione di nuove modalità interattive medico-paziente con la telemedicina e di futuri modelli organizzativo-gestionali4. In altre parole, la pandemia da SARS-CoV-2 ha indotto necessariamente la realizzazione di nuovi percorsi di cura “a distanza”. In Italia, il ricorso a tali modalità operative appare ancora poco sviluppato rispetto ad altri paesi dove televisite e teleconsulti sono una pratica consolidata in quasi il 50% delle strutture ospedaliere. Il servizio di telemedicina potrebbe essere applicato a molteplici attività in modo appropriato e sicuro come aggiornare o titolare una terapia farmacologica o un piano terapeutico, monitorare l’andamento clinico in pazienti noti, stabili e con patologie croniche (ambulatorio scompenso) o discutere con il paziente opzioni di trattamento o percorsi assistenziali. Anche il monitoraggio remoto dei dispositivi cardiaci elettronici impiantabili, peraltro già inserito nel nomenclatore tariffario di molte regioni, va allargato alla quasi totalità dei pazienti portatori di device, soprattutto per quei dispositivi in grado di fare da remoto tutti i test incluse le soglie di stimolazione e di sensing, senza prevedere il controllo in ambulatorio annuale raccomandato, ma predisponendo un numero telefonico dedicato e a disposizione del paziente ad orari prefissati per eventuali consultazioni telefoniche5.

Prospettive future

Se un aspetto positivo possiamo riconoscere dalla crisi COVID-19, è quello di aver messo a nudo le nostre false certezze e di aver fatto emergere i nostri reali bisogni. La prevenzione cardiovascolare, nel suo misurarsi con gli stili di vita, è chiamata da sempre a fronteggiare il cambiamento per stare al passo con un mondo reale in continua trasformazione5. Se vogliamo davvero intercettare quali sono i drivers del cambiamento, mettere a punto nuove strategie di comunicazione del rischio e infine adeguare la nostra capacità di farvi fronte, dobbiamo fare un salto di qualità, è necessario agire contemporaneamente su tutti gli elementi in gioco e sui rapporti di interdipendenza reciproca tra cui efficacia della comunicazione per modificare lo stile di vita, raccomandazioni personalizzate ed istruzioni facili da seguire, sistematicità dell’intervento e attenzione al contesto sociale.

Autore Francesco Cava, Membro SIPREC YOUNG

 

 

Referenze:
  • Driggin E, Madhavan MV, Bikdeli B, et al. Cardiovascular considerations for patients, health care workers, and health systems during the coronavirus disease 2019 (COVID-19) pandemic. J Am Coll Cardiol 2020;75:2352-71
  • Peng YD, Meng K, Guan HQ, et al. Clinical characteristics and outcomes of 112 cardiovascular disease patients infected by 2019-nCoV. Zhonghua Xin Xue Guan Bing Za Zhi 2020;48:E004. Halhogbani T.
  • Zheng YY, Ma YT, Zhang JY, Xie X. COVID-19 and the cardiovascular system. Nat Rev Cardiol 2020 Mar 5. doi: 10.1038/ s41569-020-0360-5 [Epub ahead of print]
  • Spina S, Marrazzo F, Migliari M, Stucchi R, Sforza A, Fumagalli R. The response of Milan’s Emergency Medical System to the COVID-19 outbreak in Italy. Lancet 2020;395:e49-e50
  • Canadian Cardiovascular Society. Guidance from the CCS COVID-19 Rapid Response Team. https://www.ccs.ca/en.
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