XX Congresso Nazionale SIPREC

SEDE CONGRESSUALE
Hotel Excelsior
Via Partenope 48, 80121 - Napoli

Razionale

Le patologie cardiovascolari rappresentano la prima causa di decessi e una delle principali di ospedalizzazione nel nostro Paese, con una preoccupazione crescente per i dati relativi a tali patologie negli ultimi due anni. Risulta prioritario ripartire con seri programmi di prevenzione alla luce delle conseguenze negative della pandemia su tutti gli aspetti strutturali e funzionali della prevenzione cardiovascolare primaria e secondaria, quali la riduzione di controlli e monitoraggi, nonché il peggioramento degli stili di vita.

Per queste ragioni la Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC), nel ribadire la centralità della prevenzione, promuove il XX Congresso Nazionale, tornando a confrontarsi ed ascoltare dal vivo molteplici specialisti in grado di assicurare le competenze necessarie allo studio, alla diagnosi ed alla terapia della prevenzione cardiovascolare.

SIPREC vuole rimettere al centro l’idea di salute ponendosi nuovi quesiti e guardando alla prevenzione da nuovi punti di vista. Verranno affrontate tutte le tematiche della prevenzione cardiovascolare dagli interventi di prevenzione basati sugli stili di vita alla gestione terapeutica delle cronicità (cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, ictus, ipertensione arteriosa, diabete mellito-Tipo 2).

Dando un ampio spazio alla discussione e all’interazione con i partecipanti, verranno affrontati altri temi importanti come, l’obesità, che risulta un importante amplificatore del rischio cardiovascolare e un fattori di rischio finora sottovalutato, il ruolo delle vaccinazioni antinfluenzali e antivirali come forma di prevenzione cardiovascolare e le nuove frontiere della prevenzione cardiovascolare tra le quali la telemedicina.

Il concept alla base del Congresso SIPREC sarà quindi quello di riaffermare i punti fermi delle strategie di prevenzione, accendere l'attenzione sui nuovi ed emergenti "players" del rischio e sottolineare la necessità di ripartire con nuove consapevolezze, nuove prospettive e una nuova sensibilità dopo le devastanti conseguenze della lunga pandemia.

Scarica il programma del congresso

Iscrizione

L’iscrizione potrà essere effettuata esclusivamente mediante questo sito web.
Una volta effettuata l’iscrizione, il partecipante riceverà IMMEDIATAMENTE via e-mail una lettera di conferma con il riepilogo dei dati.


Quote di partecipazione

Professioni mediche
Soci (in regola con la quota associativa)
gratuito
Non Soci (non in regola con la quota associativa)
€ 488,00
Professioni non mediche
Non Medici
€ 122,00
Studenti e Specializzandi
gratuito
La quota di iscrizione comprende:
  • Accesso alle sessioni scientifiche
  • Attestato di partecipazione
  • Crediti E.C.M.

Tutte le quote sono comprensive di IVA 22%.

Abstract

Il comitato scientifico informa che gli abstract sotto riportati sono stati selezionati per la pubblicazione digitale. 

  • E-ABSTRACTS, indicati con ( ), sono stati selezionati per una COMUNICAZIONE ORALE della durata di 12 minuti e 3 minuti per la discussione. 
  • E-ABSTRACTS -SIPREC FOR YOUNG, indicate con ( ), sono stati selezionati per IL PREMIO MARCELLO SANTORO 2022 e riceveranno un premio da euro 500,00 (al lordo delle ritenute).

La Sessione di presentazione dei CONTRIBUTI ORIGINALI è prevista sabato 17 settembre alle ore 11:00.


E-ABSTRACT
Circuit training: a new exercise program in cardiac rehabilitation
Gabriele Maria Maglio 1, Maria Letizia Zuccotti 1

1 Cardiac Rehabilitation Unit - IRCCS Policlinico San Donato - MI- ITALY.

Background

Aerobic training is the safest and effective exercise for cardiac patients and it is a gold standard in cardiac rehabilitation (CR). Guidelines suggest a standard program (SP) composed by four steps: warm up of 15 minutes, aerobic exercise training (continuous or interval training) of 30 minutes, cool-down of 10 minutes and 5 minutes of stretching. Circuit training (CT) is another mode of training alternating sets of exercise that work out different muscle groups and that also alternate between aerobic and anaerobic exercises, which, when combined together, offer an overall program to improve strength, endurance, balance, or functioning.

Purpose

The aim of this analysis is to evaluate if CT increases functional capacity more than SP in patients in phase II of CR.

Methods

168 patients (mean age 57.1±13.5 SD – 25.6% female) subjected to cardiac surgery (96.4%) and with diagnosis of heart failure were included. 84 patients executed SP and 84 CT 1 hour/day for 5 times/week for 3 weeks for 9.4±2.5 SD sessions training (Figure 1). Age and six minute walk test (6MWT) at the beginning was similar in both groups (Table 1). CT consisted in six stations of each 10 minutes of strength training, treadmill, isometric handgrip exercise, calisthenics, cycloergometer and upper limbs pedals.

At the end of the hospitalization all patients executed 6MWT to evaluate functional capacity and compare data with the first one considering a minimal detectable change (MDC) at least of 25 meters.

Results

In patients who executed CT had similar beginning and similar results in term of functional capacity (Table 1) and percentage (Graphic 1) to reach MDC in comparison with patients of SP.

Conclusions

CT seems to be a valid and alternative modality to differ exercise program because it increase functional outcome for patients in phase II of CR.

Clinicians could borrow several concepts incorporated CT to develop a CR intervention that is more appealing and engaging to improve adherence.

Table 1

Table 1

Figure 1

Figure 1

Livelli sierici di trigliceridi e rischio cardiovascolare: risultati di uno studio osservazionale multicentrico
Giuliano Tocci 1, Marialudovica Carducci 1, Giulia Nardoianni 1, Francesca Miceli 1, Barbara Citoni ,Ilaria Figliuzzi 1, Federica Fogacci 2, Arrigo F.G. Cicero 2, Claudio Borghi 2, Massimo Volpe 1, a nome degli Investigatori dello Studio EFFECTUS

1 UOC di Cardiologia, Facoltà di Medicina e Psicologia, Università di Roma Sapienza, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea, Roma, Italia; 2 Dipartimento di Scienze Medicihe e Chirurgiche, Università Alma Mater Studiorum di Bologna, Ospedale Sant’Orsola-Malpighi, Bologna Italia.

Introduzione

I trigliceridi (TG) giocano un ruolo rilevante nello sviluppo e nella progressione dell’aterosclerosi, tuttavia non sono inclusi nella stima del rischio cardiovascolare (CV) globale.

Obiettivo

Valutare i livelli sierici di TG in una ampia coorte di soggetti adulti rappresentativa della popolazione generale in Italia.

Metodi

Sono stati valutati pazienti ambulatoriali, seguiti da medici di medicina generale, specialisti in cardiologia e diabetologia in Italia. La popolazione è stata suddivisa in base alla presenza o assenza di diabete oppure di precedenti eventi CV, tra cui cardiopatia ischemica cronica (CAD), malattia cerebrovascolare (CVD) ed arteriopatia periferica (PAD). Sono stati definiti gli obiettivi terapeutici per TG in accordo alle linee guida europee: <150 mg/dl per i pazienti diabetici in prevenzione primaria oppure in quelli in prevenzione secondaria; <200 mg/dl per i pazienti non diabetici in prevenzione primaria.

Risultati

Sono stati analizzati 9,641 pazienti ambulatoriali adulti (45.9% donne, età media 65.8±9.8 anni, IMC 28.1±4.8 kg/m2), di cui 66.7% in prevenzione primaria e 33.3% in prevenzione secondaria; di questi 33.0% e 44.6% sono risultati anche diabetici, rispettivamente. I pazienti in prevenzione secondaria hanno mostrato valori significativamente più elevati di TG (159.8±80.4 vs. 154.0±73.3 mg/dl; P<0.001) e più bassi di tutti gli altri parametri lipidici, incluso apolipoproteina B (107.6±28.0 vs. 109.7±27.1 mg/dl; P<0.001) rispetto ai pazienti in prevenzione primaria, nonostante sia statine che omega3 siano risultate più prescritte nel primo gruppo. Circa il 47% dei pazienti diabetici in prevenzione primaria ed il 50% dei pazienti non-diabetici in prevenzione secondaria hanno mostrato TG al di sotto dell’obiettivo terapeutico <150 mg/dl. All’analisi multivariata, rischio CV [OR: 0.937 (95% IC 0.924-0.950)], IMC [OR: 0.933 (95% IC 0.922-0.943)], ed età [OR: 1.046 (9 5% IC 1.037-1.055)] sono risultati predittori indipendenti di TG <150 mg/dl. Conclusioni. Nella popolazione studiata, circa la metà dei pazienti ha mostrato valori di TG al di sopra degli obiettivi terapeutici, soprattutto pazienti in prevenzione secondaria con o senza diabete.

  • Prevalenza e caratteristiche cliniche della ipertensione da camice bianco nei pazienti giovani con ipertensione sistolica isolata
  • Giuliano Tocci 1, Giulia Nardoianni 1, Francesca Riccio 1, Marialudovica Carducci 1, Barbara Citoni 1, Francesca Miceli 1, Ilaria Figliuzzi 1, Massimo Volpe 1

1 UOC di Cardiologia, Facoltà di Medicina e Psicologia, Università di Roma Sapienza, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea, Roma, Italia.

Introduzione

E’ stato osservato che l’ipertensione sistolica isolata (ISHT) nel giovane sia associata ad un aumento transitorio della pressione arteriosa (PA) clinica con normali valori di PA ambulatoriale 24 ore. Tale condizione è nota come ipertensione clinica isolata (WCHT).

Obiettivo

Valutare prevalenza e caratteristiche cliniche della WCHT in soggetti giovani con ISHT rispetto agli altri fenotipi di ipertensione.

Metodi

È stato condotto uno studio prospettico, di coorte, presso il Centro Ipertensione, UOC di Cardiologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant'Andrea, Roma, Italia, includendo pazienti ambulatoriali di età 18-50 anni. La ISHT è stata definita come PA brachiale sistolica/diastolica clinica >=140/<90 mmHg, mentre la WCHT come PA sistolica/diastolica clinica >=140/>=90 mmHg e PA ambulatoriale 24 ore <130/<80 mmHg.

Risultati

Sono stati valutati 2,967 soggetti (donne 45.4%, età media 40.4±7.4 anni, IMC 26.6±4.9 kg/m2), di cui 6.8% con ISHT. Quest’ultimi sono risultati significativamente più giovani rispetto a quelli con altri fenotipi di ipertensione (P<0.001), mentre non sono state osservate differenze significative nella distribuzione dei principali fattori di rischio e comorbilità tra gruppi. Essi hanno anche mostrato valori significativamente più alti di PA sistolica domiciliare (P<0.001), ambulatoriale 24 ore (P<0.001) e di rischio SCORE (P<0.001) rispetto agli altri gruppi. I pazienti con ISHT sono risultati più frequentemente di sesso maschile (61.1% vs. 38.9%; P<0.001) e trattati per ipertensione (P=0.033) e dislipidemia (P=0.046) rispetto agli altri gruppi. La WCHT è stata registrata nel 33.5% dei pazienti con ISHT; di contro, la maggior parte di questi pazienti ha mostrato un aumento sostenuto (nelle 24 ore) della PA sistolica (66.5%), sia in presenza (72.2%) che in assenza (62.9%) di farmaci antipertensivi.

Conclusioni

I nostri risultati supportano l’ipotesi che la ISHT nei giovani non debba essere considerata come un fenomeno “innocente”, essendo associata ad un aumento sostenuto, piuttosto che transitorio dalla PA, e ad un elevato profilo di rischio cardiovascolare.

Analisi della frequenza cardiaca durante misurazione clinica ed ambulatoriale delle 24 ore in patienti adulti con ipertensione essenziale ed obesità grave
Giuliano Tocci 1, Barbara Pala 1, Marta Ricci 1, Marialudovica Carducci 1, Giulia Nardoianni 1, Barbara Citoni 1, Francesca Miceli 1, Ilaria Figliuzzi 1, Alessandro Basolo 2, Ferruccio Santini 2, Guido Salvetti 2, Massimo Volpe 1

1 UOC di Cardiologia, Facoltà di Medicina e Psicologia, Università di Roma Sapienza, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea, Roma, Italia; 2 Centro di Obesità e Lipodistrofia, Unità di Endrocrinologia, Ospedale Universitario di Pisa, Pisa, Italia.

Introduzione

L’obesità severa, definita per indice di massa corporea (IMC) ≥35 kg/m2, è stata associata ad un aumento sostenuto della pressione arteriosa (PA) e del rischio cardiovascolare.

Obiettivo

Valutare i valori di frequenza cardiaca (FC) clinica, ambulatoriale 24 ore, diurna e notturna in pazienti adulti con diversi gradi di obesità.

Metodi

È stato condotto uno studio prospettico, di coorte, presso il Centro Ipertensione, UOC di Cardiologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant'Andrea diRoma, includendo pazienti di età >18 anni. Tutte le misurazioni della PA sono state eseguite secondo le linee guida europee e le dimensioni del bracciale sono state adattate all'anatomia ed al diametro del braccio. I pazienti sono stati stratificati in base all’IMC: 1) peso normale (IMC <25 kg/m2); 2) sovrappeso (≥25 e <30 kg/m2); 3) obesità di grado I (≥30 e <35 kg/m2); 4) obesità di grado II/III (≥35 kg/m2).

Risultati

Sono stati analizzati 9.308 soggetti (48.4% donne, età 57.6±14.5 anni, IMC 26.8±4.5 kg/m2, PA clinica 143.7±20.0/90.0±12.5 mmHg, PA 24 ore 129.8±13.7/79.2±9.9 mmHg), di cui 37,3% con peso normale, 42.1% in sovrappeso, 15.4% in classe I e 5,2% in classe II/III. La FC clinica è risultata significativamente più alta nei pazienti con obesità severa rispetto a quelli con obesità di grado I o sovrappeso (79.6±13.7 vs. 75.9±12.6 vs.75.7±15.6 bpm; P<0.001). Lo stesso andamento è stato osservato per FC 24 ore (76.6±10.6 vs. 73.8±9.7 vs. 72.5±9.8 bpm; P<0.001), diurna (78.7±11.5 vs. 76.1±10.4 vs. 74.9±10.4 bpm; P< 0.001) e notturna (70.6±10.7 vs. 67.0±9.4 vs. 65.6±9.2 bpm; P<0.001). IMC è risultato significativamente correlato con FC clinica (r=0.028; P=0.015), 24 ore (r=0.072; P<0.001), diurna (r=0.058; P<0.001) e notturna (r=0.103; P<0.001). I pazienti con obesità grave hanno anche mostrato un calo notturno della FC significativamente inferiore (9.1±0.4%) rispetto a quelli con obesità di grado I (11.7±8.4%) o sovrappeso (12.1±8.2%) (ANOVA P<0.001).

Conclusioni

Nel nostro studio l’obesità severa è risultata associata ad una elevata FC durante le 24 ore, particolarmente nel periodo notturno.

Prevalenza della ipertensione da camice bianco, della ipertensione mascherata e della ipertensione sostenuta in pazienti adulti con ipertensione essenziale ed obesità grave
Giuliano Tocci 1, Priscilla Tifi 1, Federica Ciavolella 1, Marialudovica Carducci 1, Giulia Nardoianni 1, Barbara Citoni 1, Ilaria Figliuzzi 1, Francesca Miceli 1, Alessandro Basolo 2, Ferruccio Santini 2, Guido Salvetti 2, Massimo Volpe 1

 1 UOC di Cardiologia, Facoltà di Medicina e Psicologia, Università di Roma Sapienza, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Andrea, Roma, Italia; 2 Centro di Obesità e Lipodistrofia, Unità di Endrocrinologia, Ospedale Universitario di Pisa, Pisa, Italia. 

Introduzione

È stato suggerito che l’obesità severa, definita per indice di massa corporea (IMC) ≥35 kg/m2, possa essere associata a particolari fenotipi di ipertensione, tra cui soprattutto ipertensione clinica isolata (WCHT) o mascherata (MHT), piuttosto che sostenuta (SHT).

Obiettivo

Valutare la prevalenza e le caratteristiche cliniche di WCHT, MHT e SHT in pazienti adulti con diversi gradi di obesità.

Metodi

È stato condotto uno studio prospettico, di coorte, presso il Centro Ipertensione, UOC di Cardiologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant'Andrea, Roma, Italia, includendo pazienti ambulatoriali di età >18 anni. Tutte le misurazioni della PA sono state eseguite secondo le linee guida europee e le dimensioni del bracciale sono state adattate all'anatomia ed al diametro del braccio. Sono state applicate le seguenti definizioni: WCHT (PA clinica ≥140/90 mmHg; PA 24 ore <130/80 mmHg), MHT (PA clinica <140/90 mmHg PA 24 ore ≥130/80 mmHg), e SHT (PA clinica ≥140/90 mmHg; PA 24 ore ≥130/80 mmHg). I pazienti sono stati stratificati in base all’IMC: 1) peso normale (IMC <25 kg/m2); 2) sovrappeso (≥25 e <30 kg/m2); 3) obesità di grado I (≥30 e <35 kg/m2); 4) obesità di grado II/III (≥35 kg/m2).

Risultati

Sono stati analizzati 9,308 individui adulti (48,4% donne, età media 57.6±14.5 anni, IMC 26.8±4.5 kg/m2, PA clinica 143.7±20.0/90.0±12.5 mmHg, PA 24 ore 129.8±13.7/79.2±9.9 mmHg ), di cui 37.3% con peso normale, 42.1% in sovrappeso, 15,4% con grado I e 5,2% con grado II/III di obesità. I pazienti obesi sono risultati più frequentemente trattati (P<0,001) e con un numero significativamente maggiore di farmaci antipertensivi (P<0,001) rispetto ai soggetti normopeso. Hanno anche mostrato valori significativamente più alti dei livelli di PA diurna (P=0,004) e notturna (P<0,001) rispetto ai gruppi di controllo. Solo il 12,5% dei pazienti con obesità severa aveva WCHT ed il 12,3% MHT, mentre la maggioranza (54,6%) un profilo SHT. In particolare, negli individui non trattati l'MHT tendeva a ridursi, mentre l'SHT tendeva ad aumentare in base agli strati di IMC.

Conclusioni

I nostri risultati supportano l’ipotesi secondo cui l’obesità grave sia associata ad un aumento sostenuto, piuttosto che transitorio, della PA e quindi ad un rischio CV maggiore.

Multidrug resistance protein-4 expression in patient with acute coronary syndrome under chronic aspirin treatment
Vincenzo Cesario1, Fabio Pulcinelli 2, Eleonora Schiera 2, Giuliano Tocci 3, Oreste Lanza 3, Francesco De Felice 4, Massimo Volpe 3

1University of Rome Sapienza, Sant'Andrea Hospital; 2Department of Experimental Medicine, Sapienza University of Rome; 3Department of Clinical and Molecular Medicine University of Rome Sapienza, Sant'Andrea Hospital; 4 San Camillo Forlanini Hospital.

Aspirin reduces cardiovascular events. However, Aspirin causes «High-on Aspirin Residual Platelet Reactivity» (HARPR) phenomenon, that is linked to an increased risk of worse cardiovascular outcomes. Some patients under chronic aspirin treatment present Multidrug resistance protein 4 (MRP 4) overexpression. High MRP 4 levels correlate with HARPR, suggestig that platelet MRP 4 overexpression may be an additional risk factor for cardiac events.

Aim of our study

To evaluate whether platelets MRP 4 over-expression may play a role for the HARPR and so determine cardiac acute events.

Methods

We investigated amounts of platelets MRP-4 between an acute coronary syndrome (ACS) population and control population (patients under chronic aspirin without ACS). 

We enrolled patients with ACS on chronic aspirin therapy (75-100 mg/die) for at least two months (N=48) and patients on chronic aspirin therapy (75-100 mg/die) for at least two months, in the absence of ACS (ASA; N=27) from San Camillo Interventional Cardiology Unit and Platelet physiopathology Lab, Umberto I University Hospital respectively.

Levels of platelets MRP4 expression were evaluated with WB analysis comparing the densitometric values of protein expression of each individual belonging ACS and ASA populations. Data were expressed as percentage of the densitometric mean of each sample compared to the average of the densitometric values obtained from three healthy volunteers (HV).

Each gel data were normalized using the same HV samples.

Results

ASA patients showed an increase of platelets MRP4 expression compared to HV subjects similarly to what was reported in previous work.

MRP4 levels in platelets obtained from in ACS patients are higher compared to ASA patients (median= 1.41, min= 0.70, max= 3.49 vs median=1.19, min=0.49, max=1.82; p=0.009 Wilcoxon’s test) (Figure 1). 

Conclusions

MRP4 overexpression reduced sensitivity to aspirin. It could be an additional risk for recurrent acute coronary syndrome events. Platelet levels of MRP4 could be a useful tool in identifying patients with a higher cardiovascular risk.

In the field of precision medicine (personalized treatment) it could be important to identify patients who require a variation of antiplatelet treatment, consisting in addition of MRP4 inhibitor (Cilostazol) to aspirin, in order to reduce cardiovascular complications.

Figure 1

Figure 1

  • Impact of personal protective masks on cardiorespiratory variables in healthy subjects and patients with heart failure: an interim analysis
    Jacopo Alberto Bidoglio 1, Massimo Mapelli 2, Elisabetta Salvioni 2, Irene Mattavelli 2, Paola Gugliandolo 2, Fabiana De Martino 2, Carlo Vignati 2, Pietro Palermo 2, Piergiuseppe Agostoni 2

1Università degli Studi di Milano; 2Centro Cardiologico Monzino, IRCCS, Milano.

Background

Since March 2020, the routinely use of protective masks has emerged as a powerful mean to contain the pandemic spread of the severe acute respiratory syndrome coronavirus 2 (SARS-CoV-2). However, a general opinion/sensation that masks alter the normal dynamics of breathing may reduce the application of this protective device. Moreover, since patients with heart failure (HF) may experience dyspnea even during mild daily life activities (ADLs), to evaluate whether masks have a kind of impact on this fragile population is a matter of interest.

Aim

Aim of the study is to evaluate cardiorespiratory parameters during ADLs, intense physical exercise and sleep to highlight any differences with the use of protective masks.

Methods

Nine healthy subjects (age 59±11, two female) and 10 patients with HF (age 64±11, two female, ejection fraction <45%, stable conditions) underwent a set of cardiopulmonary tests twice, one time wearing a protective surgical mask and one time without it. The tests performed were: standard spirometry; cardiopulmonary exercise test (CPET); a set of tests recorded by a wearable ergospirometer, including ADLs (ADL1 getting dressed, ADL2 folding eight towels, ADL3 putting away 6 bottles, ADL4 making a bed, ADL5 sweeping the floor for 4 minutes, ADL6 climbing 1 flight of stairs carrying a load), six-minute walking test (6MWT) and two 4-minute treadmill exercises (TREAD2 and TREAD3 at a speed of 2 km/h and 3 km/h, respectively); home polysomnography (HPS). The daily version of the Restorative Sleep Questionnaire (RSQ-D) was administered to the patients to evaluate the quality of sleep in the two protocol conditions.

Both healthy subjects and HF patients completed the protocol with no adverse events. Spirometry showed a reduction of forced expiratory volume in 1 s (3.29±0.75 L vs 2.65±0.57 L as for healthy subjects, p= 0.002; 2.45±0.6 L vs 1.97±0.54 L as for HF patients, p= 0.002) and forced vital capacity (4.14±0.92 L vs 3.39±0.83 L as for healthy subjects, p= 0.004; 2.93±0.76 L vs 2.59±0.73 L as for HF patients, p= 0.01) in both the study groups from no mask to mask. As for the CPET response between the two protocol conditions, both healthy and HF patients showed: a trend of reduction of peak oxygen pulse (statistically significant in healthy subjects) and peak oxygen consumption (VO2); a statistically significative increase of tidal volume (Vt) at rest and decrease of the same parameter at peak exercise (2.283±0.449 L vs 1.864±0.359 L as for peak Vt in healthy subjects, p= 0.022; 1.6±0.41 L vs 1.448±0.431 L as for as for peak Vt in HF patients, p= 0.02), not accompanied with significative variations of resting and peak ventilation (VE). Only patients with HF experienced a statistically significative decrease of VO2 at the anaerobic threshold (794±227 vs 682±151 mL ∙ min-1, p=0.01). No significant differences in the other CPET parameters were observed. As for tests recorded by a wearable cart, task-related VO2 was significantly reduced from no mask to mask in ALDs and 6MWT in the healthy group, whereas HF patients experienced a significative reduction in ADL1, ADL4, 6MWT and TREADs (probably more physically demanding tasks). Both healthy subjects and HF patients showed an increase in the basal and task-related ratio of ventilations vs carbon dioxide production (VE/VCO2) between the two protocol conditions (always with significancy or as a trend). No difference in the main HPS parameters were observed from no mask to mask.

Conclusions

The use of protective surgical masks slightly influences cardiorespiratory variables in healthy subjects and patients with HF at rest and during both mild and maximal physical activity. The physiological impact of the mask is far from being clinically relevant and no main differences between healthy subjects and HF patients seem to exist, except for an early anaerobic threshold in patients with HF. Still, a reduction of the ventilatory efficiency occurs during mild physical activity, but not during high-intensity exercise. Since no main limitations were observed, the use of masks seems to be safe both in the general population and in HF patients. Moreover, it does not have a significant impact on sleep neither in healthy subjects nor in patients with HF, these ones particularly at risk of sleep apneas.

KEY WORDS: Heart failure; Protective mask; Surgical mask;  Dyspnea; Exercise tolerance; Activities of daily living; ADLs; Cardiopulmonary exercise test; CPET; Spirometry; Oxygen consumption; Sleep apnea; Polysomnography.

Standard CPET silicone mask

Figure 1: when the test was performed with the mask, this was worn under the standard CPET silicone mask (Cosmed, Italy)

(ADLs) protocol

Figure 2: activities of daily living (ADLs) protocol. The figure shows a subject performing the protocol exercises. ADL1: putting on a pair of socks (sitting on a chair), a pair of shoes (sitting on a chair), and a vest (standing); ADL2: folding 8 towels (standing); ADL3: putting 6 bottles of water (1.5 L) in a cupboard (standing); ADL4: making a bed (standing and walking); ADL5: sweeping a 9 m2 floor dusted with confetti for 4 min (standing and walking); ADL6: climbing 1 flight of stairs up and then down carrying a 1.5 kg load; 6-minute walking test (6MWT); treadmill: 4-minute treadmill exercise at 2 and 3 km/h.

  • Physical and psychological reconditioning in Long Covid Syndrome:
  • results of an out-of-hospital exercise and psychological - based rehabilitation program
  • Stefano Palermi 1, Silvia Compagno 2, Erica Brugin 2, Valentina Pescatore 2, Marzia Sarto 2, Ruggero Marin 2, Valli Calzavara 2, Manuele Nizzetto 3, Moreno Scevola 4, Accurso Aloi 3, Carlo Zanella 2, Giovanni Carretta 5, Silvia Gallo 5, Alessandro Biffi 6, Franco Giada 2

1Dipartimento di Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli; 2Cardiovascular Rehabilitation and Sports Medicine Service, Noale - Venice, Italy; 3Sub-Intensive Care COVID Unit, Pneumology Service, Dolo - Venice, Italy; 4Non-critical COVID Area, Internal Medicine Service, Dolo - Venice, Italy; 5Medical Direction, Azienda ULLS 3 Serenissima, Venice, Italy; 6Med-Ex, Medicine & Exercise, Medical Partner Scuderia Ferrari, Rome, Italy.

Background

Long Covid Syndrome (LCS) is used to describe signs and symptoms that continue or develop after acute COVID-19 infection. Natural history and treatment of this syndrome are still poorly understood, even if evidences suggest the potential role of physical rehabilitation in improving symptoms in these patients.

Aim of the study

The aim of the present study was to evaluate effectiveness, safety and feasibility of an out-of-hospital multidisciplinary rehabilitation (MDR) program, based both on physical and psychological reconditioning, in reducing symptoms and improving physical fitness and psychological parameters in patients with LCS.

Methods

Thirty consecutive patients with LCS (18 males, mean age 58 years) underwent an accurate medical screening process including anthropometric and muscular strength evaluation, cardiopulmonary exercise test, quality of life (QoL) and psychological appraisal before and after a MDR program.

Results

At baseline, all LCS patients were strongly symptomatic and showed severe impairments in physical performance, QoL and psychological parameters. No adverse effects and dropouts were observed during the exercise training sessions. After the MDR program, COVID-19 residual symptoms significantly decreased, and significant improvements in upper and lower limb muscular strength, cardiopulmonary parameters, perceived physical and mental health, depression and anxiety were observed.

Conclusions

The present study confirms the severe physical and psychological impairment of patients with LCS and suggests that a MDR program is effective, safe and feasible in these patients and could promote their physical and psychological recovery.

Thyroid-stimulating hormone predicts total cholesterol and low-density lipoprotein cholesterol reduction during the acute phase of COVID-19
Vanessa Bianconi 1, Massimo R. Mannarino 1, Elena Cosentini 1, Filippo Figorilli 1, Cecilia Colangelo 1, Francesco Giglioni 1, Rita Lombardini 1, Rita Paltriccia 1, Matteo Pirro 1

1 Università degli Studi di Perugia.

Background

A complex dysregulation of lipid metabolism occurs in COVID-19, leading to reduced total cholesterol (TC), LDL-cholesterol (LDL-C), and HDL-cholesterol (HDL-C) levels, along with a derangement of thyroid function, leading to reduced thyroid-stimulating hormone (TSH) levels.

Aim

This study aimed to explore the association between TSH levels during COVID-19 and the variation (Δ) of lipid profile parameters in the period preceding (from 1 month up to 1 year) hospital admission due to COVID-19.

Methods

Clinical data of 324 patients (mean age 76 ± 15 years, 54% males) hospitalized due to COVID-19 between March 2020 and March 2022 were retrospectively analyzed. The association between TSH levels at hospital admission and either Δ-TC, Δ-LDL-C, or Δ-HDL-C over the selected time frame was assessed through univariable and multivariable analyses.

Results

TSH levels were below the lower reference limit of 0.340 μUI/mL in 14% of COVID-19 patients. A significant reduction of plasma TC, LDL-C, and HDL-C was recorded between the two time points (p < 0.001 for all the comparisons). TSH was directly associated with Δ-TC (rho = 0.193, p = 0.001), Δ-LDL-C (rho = 0.201, p = 0.001), and Δ-HDL-C (rho = 0.160, p = 0.008), and inversely associated with C-reactive protein (CRP) (rho = -0.175, p = 0.004). Moreover, TSH decreased with increasing COVID-19 severity (p < 0.001). CRP and COVID-19 severity were inversely associated with Δ-TC, Δ-LDL-C, and Δ-HDL-C (p < 0.05 for all associations). A significant independent association was found between TSH and either Δ-TC (β = 0.125, p = 0.044) or Δ-LDL-C (β = 0.131, p = 0.036) after adjusting for multiple confounders including CRP and COVID-19 severity.

Conclusions

Lower levels of TSH may contribute to explain TC and LDL-C reduction in the acute phase of COVID-19.

Proprotein convertase subtilisin/kexin type 9 in primary Sjögren’s syndrome: focus on lipids, immune-inflammatory status and subclinical atherosclerosis
Vanessa Bianconi 1, Elena Cosentini 1, Elena Bartoloni Bocci 1, Carlo Perricone 1, Giacomo Cafaro 1, Filippo Figorilli 1, Massimo R. Mannarino 1, Roberto Gerli 1, Matteo Pirro 1

1 Università degli Studi di Perugia.

Aim

Primary Sjögren’s syndrome (pSS) is a chronic inflammatory autoimmune disorder which has been associated with an increased risk of atherosclerotic cardiovascular disease. Inflammation induces the expression of proprotein convertase subtilisin/kexin type 9 (PCSK9), which in turn has a crucial role in the pathogenesis of atherosclerosis through both lipid-dependent and lipid-independent mechanisms. As to whether plasma PCSK9 levels may be related to lipid profile abnormalities, immune-inflammatory status and subclinical atherosclerosis in pSS has never been explored.

Methods

A cross-sectional study was performed enrolling patients with pSS, either treated or untreated with anti-inflammatory/immune-modulating therapies, and age- and sex-matched healthy controls. Plasma PCSK9 was determined by ELISA. Lipid profile parameters, as well as information on anti-SSA/Ro and anti-SSB/La antibody expression, ongoing anti-inflammatory/immune-modulating therapies, and the EULAR Sjögren's syndrome disease activity index (ESSDAI) were collected from medical records. High-sensitivity C-reactive protein (hs-CRP) was determined by nephelometry. Subclinical atherosclerosis was evaluated through aortic pulse-wave velocity (PWV) and carotid intima media-thickness (IMT).

Results

Fifty-two patients with pSS (mean age 56 years ± 11, 6% males) and 26 age- and sex-matched healthy controls (mean age 53±14 years, 6% males) were enrolled. Plasma PCSK9 levels were significantly higher in pSS patients as compared to age-and sex-matched healthy controls [162 (79-255) ng/mL versus 40 (31-91) ng/mL, p<0.001]. In pSS patients, no significant correlation emerged between plasma PCSK9 and lipid parameters nor between plasma PCSK9 and hs-CRP (p>0.05). Also, no difference in plasma PCSK9 emerged according to the expression of either anti-SSA/Ro or anti-SSB/La antibodies (p>0.05). A trend toward an increase of plasma PCSK9 levels was observed in patients with medium-high ESSDAI (i.e., ESSDAI ≥ 5) as compared to those with low ESSDAI (i.e., ESSDAI < 5) [246 (156-453) ng/mL versus 146 (75-138) ng/mL, p=0.103]. Significantly higher plasma PCSK9 levels were detected in untreated patients as compared to those treated with steroid therapy [171 (87-265) ng/mL versus 29 (26-.), p=0.006)], albeit no significant difference emerged according to other anti-inflammatory/immune-modulating therapies (i.e., leflunomide, hydroxychloroquine, rituximab). No significant association was observed between plasma PCSK9 levels and either PWV or carotid IMT (p>0.05 for all comparisons).

Conclusions

PCSK9 is upregulated in pSS, being decoupled from lipid parameters but associated with some parameters of the immune-inflammatory status. No significant correlation is evident between PCSK9 and subclinical atherosclerosis in pSS.

Valutazione dei rapporti lipoproteici e dei livelli di colesterolo remnants in pazienti affetti da myocardical infarction with non-obstructive coronary arteries disease (minoca)
Luca Di Fazio 1,2,  Giuseppe Coppola 1,2, Giuseppina Novo 1,2, Alfredo Ruggero Galassi 1,2, Egle Corrado 1,2, Vincenzo Sucato 1,2

1Dipartimento di Promozione della Salute, Materno Infantile, di Medicina Interna e Specialistica di Eccellenza «G. D’Alessandro» (PROMISE); 2Università di Palermo, U.O.C di Cardiologia, A.O.U.P «Paolo Giaccone», Palermo, Italia.

Obiettivi dello studio

Lo studio si pone l’obiettivo di valutare i remnants del colesterolo e il rapporto Monociti/HDL nei pazienti con myocardical infarction with non-obstructive coronary arteries (MINOCA) per valutarne la validità come predittore di tale evento. Abbiamo anche valutato diversi rapporti lipoproteici e il rapporto Piastrine/Linfociti, predittori accurati di eventi coronarici e malattia coronarica.

Materiali e metodi

Abbiamo incluso 114 pazienti affetti da MINOCA e li abbiamo confrontati con 110 pazienti senza precedenti eventi cardiovascolari. I dati sono stati analizzati consultando le cartelle cliniche e i relativi allegati. I remnants del colesterolo (RC) sono stati calcolati secondo la seguente formula: CT – HDL –LDL. Poiché i dati di laboratorio sono stati ricavati da prelievi ematici effettuati sui pazienti al momento dell’ospedalizzazione, ciò che abbiamo calcolato sono i RC non a digiuno. Tuttavia, i livelli circolanti di RC variano di poco fra il digiuno e il periodo post-prandiale. Pertanto, anche nel caso di un campione di plasma prelevato non a digiuno, è ugualmente possibile effettuare una stima accurata dei valori di RC. Il rapporto Monociti/HDL è stato calcolato dalla divisione della conta dei monociti nel sangue periferico per il valore del colesterolo HDL, mentre il rapporto Piastrine/Linfociti è stato ricavato dividendo la conta piastrinica per la conta dei linfociti. Abbiamo calcolato anche vari rapporti lipoproteici, quali: CT/HDL-C, LDL/HDL-C, TG/HDL-C, colesterolo non-HDL/HDL-C.

Risultati

I pazienti con MINOCA, rispetto al gruppo di controllo, avevano valori medi più elevati dei remnants del colesterolo (21,3 ± 10,6 vs 13,2 ± 7,7 mg/dL), del rapporto Monociti/HDL (23±0,009 vs 18,5± 8,3) e del rapporto Piastrine/Linfociti (179,8 ± 246,1 vs 135 ± 64,7). Solamente i valori medi di tutti i rapporti lipoproteici calcolati sono risultati più bassi nei pazienti con MINOCA. La significatività statistica è stata raggiunta solo nella valutazione dei remnants del colesterolo.

Conclusioni

Nel nostro studio abbiamo evidenziato valori superiori dei remnants del colesterolo e del rapporto Monociti/HDL in un campione di pazienti con MINOCA, confrontati con un gruppo di pazienti senza precedenti eventi cardiovascolari. Inoltre, abbiamo anche osservato valori più elevati del rapporto Piastrine/Linfociti rispetto al gruppo di controllo. Solo i vari rapporti lipoproteici sono risultati più bassi, questo potrebbe riflettere l’estrema eterogeneità sottostante il meccanismo patogenetico del MINOCA, suggerendo che la dislipidemia, a differenza dei pazienti con MI-CAD, giochi un ruolo minore in questo gruppo di pazienti. La valutazione di tali parametri potrebbe svolgere un ruolo importante in quei pazienti con MINOCA che presentano un’alterazione del profilo lipidico di base e che presentano valori elevati di colesterolo all’ingresso, in modo da fornire informazioni più accurate riguardo il rischio cardio-metabolico in questi pazienti.

Table
Competitive interaction between smoking and chronic obstructive pulmonary disease for explaining renal function reduction in hypertensive patients
Alfredo Francesco Toscani 1, Raffaele Maio 2, Mara Volpentesta 1, Marcello Divino 1, Daniele Crescibene 1, Patrizia Cuda 1, Domenica Maria Marino 1, Valentino Condoleo 1, Angela Sciacqua 1, Maria Perticone 1

1Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche-Università "Magna Gaecia"-Catanzaro; 2AOU Mater Domini Catanzaro.

Introduction

Chronic kidney disease (CKD) is a clinical condition characterized by a progressive reduction of renal function until end-stage kidney disease. Over the last years the prevalence of CKD is growing worldwide in the general population. In addition, CKD is a strong and independent risk factor for cardiovascular (CV) and end-stage renal diseases (ESRD). In particular, CKD is associated with both increased CV and all-cause mortality. Clinically relevant, CKD rising prevalence reflects the increase of established CV risk factors such as age, diabetes, hypertension, and obesity. Similarly, cigarette smoking is one of the most important modifiable risk factors for atherosclerotic diseases and other chronic clinical conditions, such as hypertension, chronic obstructive pulmonary disease, cancer, etc. In addition, COPD, that is the third leading cause of death in developed Countries, is often associated with other chronic comorbidities that negatively impact on patients’ outcomes. Interestingly, in this context, some data demonstrated that COPD represents, per se, a risk factor for renal function impairment. To our knowledge, few and conflicting data are available regarding the association between CKD and COPD smoking singly, while no data exist about the possible interaction between smoking and COPD on renal function. Thus, the aim of present study was to test the combined effect of both smoking and COPD on renal function decline. Methods We conducted an observational retrospective cohort study that included 1,728 Caucasian hypertensive outpatients referred to the University Hospital of Catanzaro (1,046 M and 682 F, mean age 61.4±12.0 years). Patients were stratified by smoking status (current smokers/former-never smokers) and presence/absence of COPD.  Unpaired Student t-test was used to test differences between clinical and biological data, and the chi-square test for categorical variables. To test the mutual effect modification by smoking and COPD between these two risk factors and e-GFR, we performed linear regression models of increasing complexity. Finally, we performed a multiple linear regression model adjusted for a series of potential confounders to confirm the effect modification by smoking of the COPD-e-GFR link. The same analysis was carried out to investigate the effect modification by COPD on the smoking-e-GFR link. Results Smokers were significantly younger than non-smokers, and showed significantly higher values of SBP (143±16 vs 141±18 mmHg) and hs-CRP (4.1±3.5 vs 3.9±3.2 mg/L), while total cholesterol, HDL-cholesterol, LDL-cholesterol, and triglycerides were significantly lower in the smokers group rather than in the non-smokers one (183±26 vs 186±35 mg/dl, 50±13 vs 51±15 mg/dl, 108±25 vs 109±34 mg/dl, 129±58 vs 130±76 mg/dl, respectively). When considering the study population stratified according to the presence/absence of COPD, patients with COPD were older than non- COPD subjects and showed significantly higher values of BMI (27±4 vs 27±3 Kg/m2), SBP (146±17 vs 142±17 mmHg), hs-CRP (5.1±3.4 vs 3.6±3.3 mg/L). On the contrary, COPD patients showed lower values of DBP (84±11 vs 85±11 mmHg), and HDL-cholesterol (48±13 vs 51±14 mg/dl). No differences between groups were found with regards to fasting plasma glucose, total and LDL-cholesterol, and triglycerides. Of note, smokers displayed e-GFR values which were significantly lower than those in non- smokers (90±24 vs 121±35 ml/min/1.73 m2), and this difference was also true when comparing e- GFR values between patients with and without COPD (81±17 vs 109±32 ml/min/1.73 m2). Interestingly, smoking and COPD were directly and significantly interrelated (point bi-serial correlation = 0.20, P<0.0001). Smoking significantly modified the effect of COPD on e-GFR and, given the mutualistic nature of the effect modification, also COPD significantly modified the effect of smoking on e-GFR On crude analysis (Figure 2 panel A) among no smokers, e-GFR was 35 ml/min/1.73 m2 lower (95% CI:  30-41 ml/min/1.73 m2) in patients with COPD than in those without. The same analysis carried out to investigate the effect modification by COPD on the smoking-e-GFR link provided similar results on both crude (Figure 3 – panel A) and adjusted (Figure 3 – panel B) linear regression analyses. These results indicate a competitive interaction between smoking and COPD in the pathway conductive to renal damage in the study population.  Conclusion In this study, conducted in a wide population of well characterized hypertensive patients, we demonstrated for the first time that smoking and COPD competitively interact in the appearance of renal function decline. In particular, we demonstrated that smoking significantly modified the effect of COPD on e-GFR and, vice versa, COPD modified the effect of smoking on e-GFR.

Figure 1

Figure 1

Figure 2

Figure 2

Figure 3

Figure 3

1h-postload plasma glucose >155 mg/dL in healthy glucose normotolerant subjects is associated with subcortical brain MRI alterations and impaired cognition: a pilot study
Alfredo Francesco Toscani 1, Angela Sciacqua 1, Raffaele Maio 2, Giandomenico Severini 1, Aleandra Scozzafava 1, Maria Rosangela Scarcelli 1, Federica Riillo 1, Giuseppe Armentaro 1, Mattea Francica 1, Franco Arturi 1, Maria Perticone 1

1 Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche-Università "Magna Graecia"- Catanzaro;  2AOU Mater Domini-Catanzaro.

Background

Glucose alterations are associated with impaired cognition. 1-h-postload plasma glucose>155 mg/dL in non-diabetics confers an increased risk of cardiovascular events and diabetes. The aim of this pilot study was to investigate whether 1-h-postload plasma glucose>=155 mg/dL negatively affects brain subcortical regions and cognitive function. Methods We enrolled 32 non-diabetic subjects. Patients were divided into two groups on the basis of 1-h postload plasma glucose value of 155 mg/dL: NGT 1-h-high and NGT 1-h-low. All subjects underwent 3-Tesla MRI and administration of standard neuropsychological tests. Results NGT 1-h-high subjects showed significantly lower values of both right (4.9±0.9 vs 5.1±0.9 ml) and left (4.8±1.1 vs 5.1±1.1 ml) hippocampal hemisphere volume, while right hemisphere hippocampal diffusivity was lower in the NGT 1-h-high group (10.0±0.6 vs 10.6±0.5 10 -4 mm 2 s -1 ). NGT 1-hour-high subjects also showed poorer memory performances. In particular, for both RAVLT immediate-recall and FCSRT delayed total recall, we found lower cognitive test scores in the NGT-1h-high group (26.5±6.3 and 10.4±0.3, respectively). Conclusions 1-h-postload hyperglycaemia is associated with morpho-functional subcortical brain alterations and poor memory performance tests.

Terapia forestale ed invecchiamento attivo: Calabriando study
Alfredo Francesco Toscani 1, Roberto Lacava 2, Andrea Ferragina 3, Angela Sciacqua 1, Cesare Ranieri 2, Maria Perticone 1, Alberto Castagna 2

1Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche-Università degli Studi "Magna Graecia" ~ Catanzaro; 2ASP Catanzaro;  3PhD Scienza dello Sport e Salute-Università "Magna Graecia" ~ Catanzaro.

Scopo dello studio

L'aumento delle evidenze scientifiche dimostra che il successo dell'invecchiamento dipende strettamente dalla pratica di un'adeguata attività fisica e i benefici si amplificano quando è praticata in luoghi verdi a contatto con la natura. [1] L’obiettivo di questo studio è stato quello di valutare l'effetto di un programma specifico di attività fisica su un gruppo di persone attraverso un processo di ottimizzazione e di opportunità di salute, al fine di migliorare la qualità della vita in favore di un “invecchiamento attivo”.

Materiali e metodi

Sono stati arruolati 15 soggetti in totale (59,73 ± 7,10 anni, M=53%), da "ASD Calabriando" (Associazione sportiva dilettantistica, a Catanzaro) valutandone la funzione cognitiva tramite Mini Mental State Examination (MMSE) e il benessere psicofisico con lo strumento di valutazione dimensionale dell'immagine corporea (BIDA). Il BIDA valuta le dimensioni soggettive ed emotive dell'immagine corporea mediante una scala basata sulla silhouette neutra (cioè non legata al genere o all'etnia). Il programma, svolto con visita medica, prevedeva una camminata nei boschi di montagna nell’Altopiano della Sila Calabrese, per cinque giorni consecutivi (da 12 a 15 km/giorno). MMSE e BIDA sono stati valutati al basale (T0) e dopo 5 giorni (T1). I partecipanti dovevano indicare la loro forma corporea percepita e ideale, la forma corporea più appropriata per i loro coetanei e la forma corporea più apprezzata dal sesso opposto. Non si limitavano a selezionare valori numerici corrispondenti alle imm agini che compaiono sulla scala, ma potevano indicare valori intermedi utilizzando una scala da 1,8 a 5,2 per la quale non esistono immagini rappresentative. Pertanto, sono stati calcolati l'insoddisfazione corporea (BD), l'insoddisfazione sessuale corporea (SxBD), l'insoddisfazione comparativa del corpo (CBD) e l'indice di insoddisfazione corporea (BDI) in relazione alla dimensione corporea, con BDIabx (Indice di insoddisfazione corporea assoluta) > 30% considerato a rischio di disturbi dell'immagine corporea.

Risultati

Alla luce dei dati raccolti si evince un miglioramento della funzionalità cognitiva, rilevata con MMSE (29,20±1,01 vs 29,87±0,35; P=0,012). Per quanto riguarda il BIDA, si è rilevata un differenza significativa solo tra pre e post CBD (-11,17±20,20 vs-20,78 ±20,92: P=0,037).

Conclusioni

Questi dati preliminari sono estremamente suggestivi e dimostrano la necessità di una scelta attenta del programma di attività fisica sulle persone che aspirano ad un invecchiamento di successo. L'implementazione dei dati raccolti porterà ulteriori dettagli.

Bibliografia

1.Wood C, Barron D, Smyth N. The Current and Retrospective Intentional Nature Exposure Scales: Development and Factorial Validity. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2019; 16(22):4443.

Impatto del lockdown da covid-19 sul controllo glico-metabolico in pazienti diabetici tipo 2
Riccardo Maria Pollis 1, Sofia Balzani 1, Saula Vigili de Kreutzenberg 1, Angelo Avogaro 1

1Malattie del Metabolismo, Dipartimento di Medicina – DIMED, Università di Padova.

La pandemia da Covid-19, che ha costretto la popolazione italiana a un repentino cambio dello stile di vita a partire dai primi giorni di marzo 2020 ha inevitabilmente influenzato la gestione delle malattie croniche e in particolare del diabete mellito. In letteratura i dati relativi all’impatto del lockdown sul diabete mellito tipo 2 (DM2) sono limitati e non sempre concordanti. Pertanto, obiettivo del presente studio è stato valutare gli effetti del periodo di confinamento da Covid-19 sui principali parametri antropometrici e bioumorali in pazienti DM2, regolarmente afferenti al Servizio di Diabetologia dell’Azienda Ospedaliera – Università di Padova. Complessivamente sono stati inclusi 375 soggetti, (238 uomini e 137 donne; età 72+/-11 anni) che abbiano effettuato una visita diabetologica antecedente (dal 07/01/2020 al 06/03/2020) e almeno una visita di controllo successiva al periodo di lockdown. I dati sono stati raccolti dalla cartella clinica informatizzata dei pazienti. Il confronto dei parametri tra pre- e post-lockdown è stato condotto sull’intero campione. Ulteriori analisi hanno preso in considerazione sottogruppi distinti per sesso, età (< o ≥ 65 anni), BMI (< o ≥ 30kg/mq) e controllo glicemico basale (HbA1c < o ≥ 7%). Nella coorte di pazienti oggetto di studio, il periodo di lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19 ha determinato un significativo miglioramento dei principali parametri caratterizzanti il diabete tipo 2 (peso e BMI, emoglobina glicata e profilo lipidico). Questo miglioramento è significativo nei pazienti non obesi, di età ≥ 65 anni, con valore di HbA1c pre-lockdown >7% e in entrambi i sessi (eccetto per il profilo lipidico, significativo solo negli uomini).

Il rischio cardiovascolare e la pandemia da Covid-19: uno studio osservazionale retrospettivo in una popolazione sana
Giorgio Solfanelli 1, Alessandro Tropea 1, Dario Giaccio 1, Vasile Bucicovschi 1, Giuliano Tocci 1, Beatrice Musumeci 1, Laura Marcellini 1, Massimo Volpe 1, Allegra Battistoni 1

1Dipartimento di medicina clinica e molecolare, Università La Sapienza di Roma.

Background

In seguito alla diffusione della pandemia da SARS-CoV-2 nel 2019, gran parte dei governi nazionali metteva in atto delle stringenti misure di contenimento a cui è seguito un improvviso e radicale cambiamento delle abitudini alimentari e dei comportamenti quotidiani della popolazione mondiale verso uno stile di vita meno salutare. I lavoratori in ambito sanitario, a differenza della popolazione comune, non sono stati soggetti del tutto alle limitazioni imposte, sebbene la loro attività lavorativa abbia subito sostanziali modifiche, anche alla luce dell’incremento dello stress psicofisico derivante dal rischio di contagio all’interno dell’ambiente di lavoro, con conseguente aumento delle abitudini malsane.

Obiettivi dello studio

L’obiettivo dello studio è stato valutare in che misura il rischio cardiovascolare (CV) si sia modificato in una popolazione sana di lavoratori sanitari, nel pre-lockdown e durante i due anni di pandemia. A tal fine sono stati confrontati i punteggi SCORE-2 annuali. Sono state inoltre analizzate eventuali differenze nell’incidenza dei singoli fattori di rischio CV ed è stata condotta un’analisi per sottogruppi (uomini Vs donne; soggetti sportivi Vs non sportivi).

Metodi

Sono stati inclusi nello studio 264 lavoratori di età > 40 anni con almeno una visita medica completa (comprendente i parametri inclusi nello SCORE-2 e altri dati clinico-laboratoristici di interesse cardiovascolare e metabolico) nei 12 mesi precedenti il lockdown (T0, dal 10/03/2019 al 09/03/2020), seguita da ulteriori due valutazioni annuali eseguite durante i mesi della pandemia (T1, dal 10/03/2020 al 09/03/2021 e T2, dal 10/03/2021 al 09/03/2022).

Risultati

In una popolazione di 264 operatori sanitari adulti sani (72% donne e 28% uomini, età media 48,1 ± 5,9 anni), è stato osservato un incremento significativo del colesterolo totale (C-tot), del colesterolo LDL (C-LDL), della glicemia, del BMI, della PAD e dell’abitudine tabagica (Tabella 1). Si è assistito ad un aumento significativo dello SCORE-2 da T0 a T1 e da T1 a T2, con il passaggio della popolazione in esame da un profilo di rischio CV basso-moderato (2.35% a T0) ad un profilo di rischio CV elevato (2.80% a T2) (cut-off 2.50%) (Grafico 1). Ciò è legato soprattutto all’incremento della pressione arteriosa sistolica (PAS) (T0: 117 mmHg ± 11; T1: 119 mmHg ± 10; T2: 120 mmHg ±10, p<0.001). Nella sottopopolazione dei soggetti non sportivi, è stato evidenziato un incremento significativo dello SCORE-2 precoce, mentre nei soggetti sportivi l’aumento dello SCORE-2 è risultato minore, più tardivo e rimanendo nel profilo di rischio CV basso-moderato per tutta la durata del follow-up (Grafico 2).

Conclusioni

Nella popolazione oggetto del nostro studio, abbiamo osservato un incremento del rischio CV, calcolato con SCORE-2, in particolare nei soggetti non sportivi, e dei fattori di rischio CV, tra cui la PAS, suggerendo un potenziale ruolo di quest’ultima nella modifica del rischio cardiovascolare durante la pandemia da SARS-CoV-2.

Tabella 1

Tabella 1: Incidenza delle variabili necessarie al calcolo dello SCORE-2 e dei principali fattori di rischio cardiovascolare (CV) nella popolazione arruolata.

Grafico 1

Grafico 1: Trend dello SCORE-2 nella popolazione arruolata

Grafico 2

Grafico 2: Trend dello SCORE-2 nei soggetti sportivi e non sportivi.

Valutazione e trattamento nutrizionale pazienti con IMA affetti da covid 19. Nostra esperienza
Raluca Bievel Radulescu 1, Mario Virgilio Papa 2, Virginia Federica Papa 3, Stefano De Simone 4, Rosa Capriello 

 1Università Vita-Salute San Raffaele; 2 Università degli Studi di Padova; 3ASL Caserta; 4ASL Napoli 2 Nord; 5Azienda Ospedaliera Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta.

Introduzione

La MPE per eccesso/ difetto riveste ruolo importante nel trattamento covid19.

Obiettivo primario

Valutazione stato nutrizionale dei pazienti ricoverati in UTIC per IMA affetti da covid 19.

Obiettivo secondario

Ridurre rischio sindrome post covid19 caratterizzata da MPE e perdita massa magra Materiali e metodi: valutazione stato nutrizionale con BIA, dinamometria, recall ingesta, capacità deglutitoria, supporto psicologico Dieta personalizzata per fabbisogni e consistenza.

Risultati

Sono stati valutati circa 183 pazienti con il supporto degli psicologi Il 22% dieta a consistenza modificata Il 66% dieta a consistenza normale Il 12% nutrizione artificiale I fabbisogni sono stati calcolati secondo la formula di harris e benedict con fattore di correzione 2 (massimo stress), iperproteica, leggermente iperlipidica (per favorire respirazione, ipoglicidica (per ridurre indice infiammatorio).

Discussione

Ottima compliance da parte dei pazienti, Controllo BIA alla dimissione e a 60 gg dalla stessa. Buona la dinamometria. Ridotta perdita massa magra con recupero a 60 gg.

Oltre la pandemia: la prevenzione negli anziani
Raluca Bievel Radulescu 1, Mario Virgilio Papa 2, Virginia Federica Papa 3, Stefano De Simone 4, Rosa Capriello 5

1Università Vita-Salute San Raffaele; 2Università degli Studi di Padova; 3ASL Caserta; 4ASL Napoli 2 Nord; 5Azienda Ospedaliera Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta.

Introduzione

La pandemia e poi la guerra ha cambiato abitudini e routine, provocando un diffuso senso di incertezza e paura negli anziani. Tra le conseguenze c’è stato l’aumento dei disturbi del comportamento alimentare con abbuffate e/o digiuni prolungati, alterazione del ritmo sonno/veglia, paura dell’imprevisto, paura di non farcela (sia sul versante economico sia rispetto alla salute fisica), paura della malattia invalidante e sulle possibili conseguenze che la stessa possa lasciare, timore dell’isolamento, timore di non riuscire a vedere “la luce in fondo al tunnel”. Il risultato della nostra indagine sottolinea l’urgenza dell’adozione di un sistema di controllo, di una interfaccia tra anziani in buona salute che vivono soli in autonomia presso il proprio domicilio e il sistema sanitario territoriale al fine di monitorare la qualità della salute e preservarla per più tempo possibile. Altro grande problema che rimane da affrontare è la povertà. Il costante incremento del numero di persone anziane in situazione di povertà mette in luce la necessità di rafforzare interventi organici e strutturali di contrasto alla povertà geriatrica che ne consideri la multidimensionalità e sia quindi in grado di affiancare ai soli trasferimenti monetari, i servizi e l’accompagnamento necessari alle famiglie e alle persone di età avanzata per contrastare il fenomeno. Una ulteriore criticità è rappresentata dalla scarsità di spazi verdi cittadini e dei luoghi di aggregazione usufruibili dagli anziani essenziali per il mantenimento dello stato psicofisico. L’inquinamento atmosferico è in Italia il primo fattore di rischio ambientale: l’81.9% della popolazione vive in zone con inquinamento superiore ai valori considerati sicuri con punte anche fino al 100% in alcune Regioni.

Materiali e metodi

Da gennaio 2020 a gennaio 2022 sono stati monitorizzati dall’ambulatorio di geriatria circa 380 pazienti over 65.

Tutti i pazienti intervistati vivono a casa propria, in piena autonomia.

  • 62% donne, 38% uomini
  • Età media 73 anni (65- 93 anni)
  • 13% laureato, 51% diploma scuola secondaria,
  • 30% diploma scuola media ,6% licenzia scuola elementare
  • Nessun paziente presenta patologia invalidante
  • Il 15% dei pazienti ha avuto un ima negli ultimi 10 anni
  • Il 63% dei pazienti prende più di un farmaco al giorno (ipoglicemizzante, antipertensivo)
  • Il 21 % dei pazienti prende più di due farmaci al giorno
  • Il 12% dei pazienti prima della pandemia faceva uso di tranquillanti
  • 83% dei pazienti dopo la pandemia fa uso di tranquillanti

Durante la pandemia sono cambiate le abitudini alimentari e di vita degli intervistati.

  • Il 92 % riferisce di uscire più raramente di casa e solo per le motivazioni urgenti come visite mediche, la spesa viene consegnata a domicilio
  • Il 78% ha rinunciato alle visite a casa di parenti e amici per paura di essere contagiati
  • Il 93% ha addirittura rinunciato ad incontrare i propri nipotini contattandoli solo in video telefonata
  • Il 82% ha rinunciato a recarsi al centro anziani e/o alle riunioni in parrocchia
  • Il 83% degli intervistati ha imparato ad usare WhatsApp per le videochiamate

Gli intervistati riferiscono di aver cambiato le proprie abitudini alimentari utilizzando più carboidrati e meno verdure.

Attività Ambulatoriale

Tutti i pazienti sono stati contattati telefonicamente ogni tre mesi.

Per via informatica o telefonica sono stati programmati incontri, visite e adeguamenti terapie.

Via skype sono stati effettuati incontri nutrizionale e supporto psicologico a cadenza quindicinale.

Appena è stato possibile sono stati effettuati incontri di persona.

Il 96% degli intervistati ha dichiarato di aver vissuto l’isolamento della pandemia in maniera responsabile soprattutto per evitare di contagiare i propri familiari, il 86% per evitare di dare ai propri familiari un sovraccarico di preoccupazioni, il 21% ha dichiarato di aver vissuto nel terrore di essere ricoverato senza possibilità di contatti con l’esterno.

Il 99% degli intervistati si è sottoposto a vaccinazione.

L’1% dei non vaccinati ha dichiarato che il covid è solo una normale influenza ingigandita dagli interessi delle case farmaceutiche.

Risultati - Il nostro lavoro di prevenzione

Vista la situazione critica, in collaborazione con gli psicologi, abbiamo organizzato un filo diretto con i nostri pazienti fornendo loro il supporto nutrizionale attraverso l’analisi del diario alimentare settimanale e le successive correzioni inviate via mail. Il tutto organizzando dei menù semplici considerando soprattutto quanto si poteva avere a disposizione e la quantità di tempo disponibile da impegnare in cucina (tortine di verdure, piatti semplici ma elaborati nella preparazione tipo burger di legumi). Gli psicologi hanno elaborato strategie di coping e fronteggiamento dei momenti di stress per combattere la noia e la depressione dando suggerimenti anche su come organizzare le giornate e tenere adeguato il livello di motivazione per affrontare ogni giornata al meglio. I fisioterapisti ci hanno suggerito esercizi semplici ma efficaci di risveglio muscolare da poter effettuare tranquillamente a casa.

I risultati sono stati soddisfacenti sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista morale: nessun paziente ha interrotto i contatti.

Conclusioni

La risposta alle esigenze dei pazienti l’ha data l’azienda ospedaliera in quanto il territorio non era predisposto per tale emergenza.

“Progetto benessere” Ferrari: role of focused screening echocardiography during the prepartecipation physical examination. interim analysis of an observational retrospective study
F. Donati2,3; E. Lodi 2,3; C. Guicciardi 2,3 ; S. Palermi 1; F. Fernando1; A. Biffi 1; M.G. Modena 2,3

1 Med-Ex, Medicine & Exercise srl, Medical Partner Scuderia Ferrari, Rome, Italy.

2Centro P.A.S.C.I.A. (Programma Assistenziale Scompenso cardiaco, Cardiopatie dell’Infanzia e A rischio), AOU Policlinico di Modena. 3Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, AOU Policlinico di Modena.

Introduction

Sudden cardiac death (SCD) in athletes is a rare but catastrophic event.

The screening protocol to detect athletes at risk for SCD has been the subject of considerable and long-standing debate.

The American Heart Association (AHA) pre-participation screening guidelines recommend a focused history and physical examination, Italian guidelines include also a rest and exercise 12-lead electrocardiogram (ECG). Nevertheless, transthoracic echocardiography has been hypothesized to have a primary role in the pre-participation physical examination (PPE).

We hypothesized that a focused echocardiogram could identify structural abnormalities that may lead to SCD or increase cardiovascular risk in athletes, which might otherwise be undetected by history, physical examination and ECG during PPE.

Objectives

This study aims to evaluate whether a screening echocardiography performed during the first PPE could play a significant role in detecting some form of alterations before they become symptomatic or manifest on the ECG (rest and exercise).

Methods

We retrospectively reviewed the charts of all incoming athletes at “Progetto Benessere”.

Ferrari from 2017 to 2022, studied with a focused echocardiogram along with a guideline-based PPE including anamnesis, physical examination and ECG stress testing.

We report the prevalence of normal or abnormal findings on the screening echocardiogram in athletes with and without clinical, anamnestic and ECG alterations. Data were evaluated with the chi-square test and Fisher exact test. Continuous variables were expressed as the mean ± standard deviation and were assessed by student's t-test. Analysis of variance (ANOVA) was used for variables with three or more categories. Cohen's Kappa (κ) statistic was used to measure the agreement between echocardiography and pathology. The chosen level of statistical significance was 0.05. Analysis was performed by STATA statistical package14. Stata: Release 14. Statistical Software. College Station, TX: StataCorp LP.

Results

1640 athletes took part in the Ferrari wellness project between 2017 - 2022. Of these, 700 were randomly analyzed, 200 were excluded due to lack of complete clinical data. Data regarding 500 athletes were finally analyzed: 161 (32,2%) had some findings at physical examination, anamnesis or ECG that would have required further testing including echocardiography following current European guidelines, 339 (67,8%) underwent a focused echocardiography evaluation despite no abnormal findings at the PPE. Of the 339 athletes 31 (9,1%) had a form of newly diagnosed abnormality. Of the 161 athletes with an abnormal PPE 33 (20,5%) had an abnormal screening echocardiogram.

The main echocardiography abnormalities found were: valvulopathy, patent foramen ovale, ectasia of aorta, pulmonary hypertension, diastolic disfunction, chamber alterations (dilatation or hypertrophy).

Over 80% of the sample was male, with no differences in the group of patients with negative and positive echocardiography (p-value> 0.05), the mean age of the negative echocardiography group was younger than the group with positive echocardiography (32.9 years versus 38.8, p < 0.05). 51.6% of patients with positive echocardiography had a positive visit, statistically significant p-value <0.001.

Conclusion

Performing a screening echocardiogram could help in detecting athletes with a form of cardiac abnormality, otherwise misdiagnosed at the traditional PPE. These findings suggest that a default echocardiography evaluation could be performed during the first PPE of competitive athletes to improve the effectiveness of programs aimed at preventing SCD and adverse cardiovascular events.

Echocardiography in the first visit allows the detection of 9.1% of conditions requiring follow-up, even in subjects with no clinical either anamnestic or ECG clues.

Anoressia: lo sport che uccide o malattia che uccide lo sport? – caso clinico
Donati F 1,2 , Lodi E 1,2 , Maria Grazia Modena 1,2

Centro P.A.S.C.I.A. (Programma Assistenziale Scompenso cardiaco, Cardiopatie dell’Infanzia e A rischio), AOU Policlinico di Modena; 2 Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Introduzione

L'anoressia nervosa è un disturbo che colpisce principalmente le adolescenti di sesso femminile e le cause di morte più frequenti sono il suicidio e la morte improvvisa generalmente in relazione ad anomalie cardiovascolari. La paura ossessiva dell'aumento di peso, l'assunzione limitata di cibo e le alterazioni neuroendocrine caratteristiche della malattia hanno conseguenze sia a breve che a lungo termine a livello di vari sistemi: anomala secrezione pulsatile di GnRh, ipoestrogenismo, amenorrea secondaria, acrocianosi, ipotrofia muscolare, osteopenia e osteoporosi. Inoltre l'80% dei pazienti affetti tende a sviluppare complicanze cardiache come bradicardia sinusale, allungamento dell’intervallo QT, aritmie, prolasso mitralico, riduzione della massa miocardica ed ipotensione.

Caso Clinico

Segnaliamo il caso di una giovane atleta di 14 anni affetta da anoressia nervosa che è stata seguita nel nostro centro per un severo calo ponderale su base restrittiva (20 Kg in 6 mesi). I tracciati elettrocardiografici hanno mostrato una concomitante e progressiva riduzione della frequenza cardiaca (FC) (da 95 bpm a 38 bpm), confermata all’Holter ECG 24h (FC min: 32bpm), associata ad ipotensione (PA: 90/55 mmHg), amenorrea e grave quadro di malnutrizione per difetto (leucopenia, ipoglicemia, ipovitaminosi, ipertransaminasemia e iperamilasemia).

Trattamento

La paziente ha successivamente iniziato una dietoterapia specifica consistente in una reintroduzione graduale degli alimenti ed integrazione specifica ed è stata attentamente seguita da un’equipe multidisciplinare formata da cardiologi, medici dello sport, psicologi e internisti che hanno collaborato alla miglior gestione terapeutica e preventiva delle complicanze della re-feeding syndrome. Questo ha condotto la ragazza ad un progressivo incremento del peso corporeo (circa +1Kg/mese) associato all’aumento della FC (da 38 bpm a 63bpm), della PA (da 90/55 mmHg a 100/70 mmHg), alla scomparsa dell’acrocianosi e al progressivo miglioramento dei parametri bioumorali.

Conclusioni

Questo caso mostra quanto un disturbo alimentare come l’anoressia nervosa possa essere subdolo e pericoloso se diagnosticato in ritardo; in presenza di malnutrizione proteico energetica, come si verifica negli stadi avanzati di malattia, si possono sviluppare complicanze quali atrofia cardiaca, riduzione della gittata cardiaca, bradicardia, ipotensione, ipotermia e vasocostrizione periferica, fino a quadri di insufficienza renale, cardiaca o epatica; inoltre, ci permette di dimostrare come una diagnosi appropriata e un tempestivo approccio terapeutico multidisciplinare possa essere in grado di revertire il quadro clinico patologico, riducendo il rischio di morte improvvisa e prevenendo le possibili pericolose e dannose complicanze annesse alla malattia.

Utilità dello screening ecocardiografico in pazienti pediatrici asintomatici o paucisintomatici post COVID-19: l’esperienza del centro P.A.S.C.I.A. (Policlinico di Modena)
Rodighiero E, Lodi E, Gasparini PA, Rosero J, Modena MG, Fantini G

Rodighiero E, Lodi E, Gasparini PA, Rosero J, Modena MG, Fantini G.

Da inizio pandemia al 30 giugno 2022 in Italia sono stati registrati 18,9 milioni di casi COVID-19 e 169 mila decessi. La maggior parte dei pazienti pediatrici SARS-CoV-2 positivi ha presentato quadri clinici asintomatici e/o paucisintomatici, con un tasso di mortalità pari a circa 0,17/100.000. Tuttavia, anche nei bambini possono verificarsi gravi, seppur rare, complicanze cardiologiche, come la sindrome infiammatoria multisistemica del bambino (Multisystem Inflammatory Syndrome in Children, MIS-C), condizione rara, ma potenzialmente letale, associata temporalmente all’infezione da SARS-CoV-2, con un’incidenza di circa 3 casi ogni 10.000 infezioni e che nel 60% dei casi può avere interessamento cardiaco. Il coinvolgimento cardiaco può presentarsi con incremento dei marker di miocardiocitonecrosi (troponina e pro-BNP), disfunzione ventricolare sinistra, insufficienza valvolare, miocardite, pericardite, disturbi del ritmo e/o dilatazioni o aneurismi coronarici.

Obiettivo

Valutare appropriatezza ed utilità dell’indicazione ad eseguire indagine ecocardiografica per identificare possibili complicanze cardiache nei pazienti pediatrici con storia di infezione da SARS-COV-2.

Materiali e metodi

Sono stati valutati i dati relativi a 119 pazienti di età < 16 anni (nati tra 2005 e 2022), con storia anamnestica di infezione da SARS-CoV-2, confermata tramite tampone naso-faringeo, studiati tramite ecocardiografia (sonda pediatrica S8.3) dal 01 gennaio 2021 al 30 giugno 2022 presso gli ambulatori del centro P.A.S.C.I.A. (Programma Scompenso Cardiaco Cardiopatie dell’Infanzia e a Rischio) del Policlinico di Modena.

Risultati

Le indicazioni all’esame sono state: esiti COVID19 asintomatica (69), paucisintomatica (8), sintomatica (23) e valutazione ai fini della concessione all’idoneità alla pratica sportiva (19).

Nella totalità dei casi l’esame strumentale non ha evidenziato danni funzionali e/o strutturali di rilievo relativi all’infezione da SARS-CoV-2. Sono stati riscontrati i seguenti reperti incidentali: 3 shunt interatriale (tipo PFO), 1 insufficienza valvolare aortica, 1 valvola aortica bicuspide di tipo 1.

Conclusioni

I dati relativi alla nostra esperienza dimostrano che le complicanze cardiache da COVID-19 nella popolazione pediatrica rilevabili con la metodica ecocardiografica sono un evento raro, in accordo con quanto descritto nella letteratura nazionale ed internazionale.

In base alla nostra casistica, la richiesta di indagine ecocardiografica nei pazienti pediatrici con storia di COVID-19 dovrebbe essere riservata a soggetti sintomatici, con fattori di rischio multipli o patologie concomitanti. Anche dal punto di vista sportivo, l’aggiornamento del protocollo della Federazione Medico Sportiva Italiana per il Return To Play dopo COVID-19 non prevede più l’esecuzione dell’ecocardiografia a tutti gli atleti che viene, invece, raccomandata sulla base della stratificazione del rischio clinico e strumentale degli stessi.

E.C.M. – Educazione Continua In Medicina

Il Congresso sarà inserito da SIPREC - Provider accreditato dalla Commissione Nazionale per la Formazione Continua con il numero di accreditamento 1447 - nel piano formativo 2022 nell’ambito del Programma Nazionale E.C.M. (Educazione Continua in Medicina).

Il Congresso è destinato alle seguenti figure professionali

Medico Chirurgo: Allergologia Ed Immunologia Clinica; Anatomia Patologica; Anestesia E Rianimazione; Angiologia; Audiologia E Foniatria; Biochimica Clinica; Cardiochirurgia; Cardiologia; Chirurgia Generale; Chirurgia Maxillo-facciale; Chirurgia Pediatrica; Chirurgia Plastica E Ricostruttiva; Chirurgia Toracica; Chirurgia Vascolare; Continuità Assistenziale; Cure Palliative; Dermatologia E Venereologia; Direzione Medica Di Presidio Ospedaliero; Ematologia; Endocrinologia; Epidemiologia; Farmacologia E Tossicologia Clinica; Gastroenterologia; Genetica Medica; Geriatria; Ginecologia E Ostetricia; Igiene Degli Alimenti E Della Nutrizione; Igiene, Epidemiologia E Sanità Pubblica; Laboratorio Di Genetica Medica; Malattie Dell'apparato Respiratorio; Malattie Infettive; Malattie Metaboliche E Diabetologia; Medicina Aeronautica E Spaziale; Medicina Del Lavoro E Sicurezza Degli Ambienti Di Lavoro; Medicina Dello Sport; Medicina Di Comunità; Medicina E Chirurgia Di Accettazione E Di Urgenza; Medicina Fisica E Riabilitazione; Medicina Generale (Medici Di Famiglia); Medicina Interna; Medicina Legale; Medicina Nucleare; Medicina Subacquea E Iperbarica; Medicina Termale; Medicina Trasfusionale; Microbiologia E Virologia; Nefrologia; Neonatologia; Neurochirurgia; Neurofisiopatologia; Neurologia; Neuropsichiatria Infantile; Neuroradiologia; Oftalmologia; Oncologia; Organizzazione Dei Servizi Sanitari Di Base; Ortopedia E Traumatologia; Otorinolaringoiatria; Patologia Clinica (Laboratorio Di Analisi Chimico-cliniche E Microbiologia); Pediatria; Pediatria (Pediatri Di Libera Scelta); Psichiatria; Psicoterapia; Radiodiagnostica; Radioterapia; Reumatologia; Scienza Dell'alimentazione E Dietetica; Urologia; Dietista; Infermiere; Infermiere Pediatrico.

 I crediti saranno rilasciati esclusivamente ai partecipanti appartenenti alle professioni ed alle discipline indicate che rientreranno nel numero massimo di partecipanti per il quale l’evento è stato accreditato.

L'attestazione dei crediti è subordinata alla partecipazione effettiva all'intero programma formativo (nella misura del 100%) ed alla verifica di apprendimento.

L’attestato di partecipazione, riportante il numero di crediti assegnati, verrà pertanto inviato al partecipante tramite posta certificata dopo avere effettuato tali verifiche.

Obiettivo formativo: Epidemiologia - Prevenzione - Promozione della salute con acquisizione di nozioni tecnico-professionali.


CREDITI FORMATIVI
  • Giovedì 15 settembre 2022: evento 1447-358356 - n. 1,4 crediti formativi
  • Venerdì 16 settembre 2022: evento 1447-358378 - n. 4,2 crediti formativi
  • Sabato 17 settembre 2022: evento 1447-358400 - n. 1,4 crediti formativi
Con il patrocinio di:
Sapienza Università di Roma
Ministero della Salute
Comune di Napoli
Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli

Con il supporto non condizionante di:

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