La carenza della vitamina D è da tenere sotto controllo. Quali alimenti la contengono?

La vitamina D, naturalmente prodotta dal corpo quando i raggi del sole vengono assorbiti dalla pelle, è essenziale per controllare i livelli del calcio e del fosforo nel sangue e nelle ossa.

La storia della scoperta della vitamina D inizia nel 1919 quando venne evidenziato che bambini affetti da rachitismo guarivano se esposti alla luce ultravioletta. La vitamina D infatti è utile per prevenire il rachitismo infantile, per l’assorbimento della vitamina A ed è molto importante per la salute dei denti, sia in età di crescita che in età adulta.

È una vitamina molto importante per il nostro organismo eppure, nel mondo occidentale, tra il 40% e il 75% delle persone ne è carente, soprattutto le donne in menopausa e gli anziani.  Si tratta del fenomeno epidemiologico che viene chiamato il “paradosso scandinavo” che vede una inattesa maggiore prevalenza di carenza di vitamina D nei Paesi del bacino del Mediterraneo rispetto ai Paesi del Nord Europa.  Infatti, sul piano teorico la presenza di un ridotto irraggiamento solare dovrebbe portare ad una maggiore prevalenza di ipovitaminosi D.

Su questa base, nei paesi del Nord è stata intrapresa una politica di integrazione degli alimenti con vitamina D, mentre nei Paesi del Sud contando sulla maggiore esposizione solare non è stata introdotta la fortificazione degli alimenti. Ecco quindi che i Paesi del Mediterraneo sono vittime di quello che è stato chiamato “paradosso scandinavo”. Quali sono quindi quegli alimenti che sono ricchi di vitamina D?

L’olio di fegato di merluzzo

Il salmone

Le aringhe

Le uova

Il fegato

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